Comune situato in Appennino

Posto al centro di un suggestivo anfiteatro naturale, Monchio delle Corti è senza dubbio una tra le mete più attraenti dell’Appennino parmense.

Le sue origini si perdono nei secoli, risalendo almeno all’età pre-romana.
Sede, con ogni probabilità, di avamposti Liguri, il territorio delle corti fu poi occupato dai Romani e quindi dai Longobardi.

E’ solo con l’avvento dell’autorità ecclesiastica, in età tardo medioevale, che le “Curtes” della zona assumono una certa importanza. Non a caso, proprio dalla espressione mediolatina “Montium Curtes” (le corti dei monti) sembra trarre origine l’attuale nome.

Monchio fu feudo dei vescovi di Parma (i primi documenti risalgono al 941) fino al 1805. A Lugagnano, sul torrente Cedra, esiste ancora il Ponte del Vescovo, fatto costruire nel 1602 dal vescovo Ferdinando Farnese. Nella zona vi sono numerose Maestà, immagini sacre scolpite in mastro di marmo bianco e collocate nelle facciate delle case, o in piccole edicole lungo le strade.

Pastorizia, agricoltura e artigianato costituiscono fino al ‘900 inoltrato gli ambiti principali dell’attività produttiva ed economica locale. Ne sono testimonianza i molti essicatoi, le cascine, le stalle e i fienili che, in parte tuttora funzionanti, costellano la vallata.

A questo si alternano, con perfetto equilibrio, i segni di un passato lontano, ma ancora vivo nella cultura e nelle tradizioni della gente: Chiese, all’interno delle quali è possibile rinvenire opere di notevole interesse artistico, Edicole Mariane, Oratori.

E’ un comune montano il cui territorio è, per la maggior parte, ricompreso all’interno del Parco Regionale dei Cento Laghi e dal novembre 2010, per la parte alta, nel Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano.

Alle quote più elevate (da 1500 a 1800 metri), il magnifico crinale appenninico, ricco di laghi di origine glaciale, offre agli appassionati la possibilità di ampie escursioni e di imprevedibili, ma piacevolissimi avvistamenti. Oltre al capriolo ed al cinghiale sono presenti il lupo e la martora, l’aquila e il gufo reale. Nelle giornate più limpide, da alcune vette, è possibile scorgere il Golfo di La Spezia e l’isola Palmaria. Nei laghi, come pure nei numerosi corsi d’acqua che solcano la valle, è praticabile la pesca alla trota.

Per gli amanti del relax, la flora ricchissima e il generoso sottobosco costituiscono un piacevole diversivo.
Gli innumerevoli sentieri, che dalle frazioni raggiungono il crinale, attraversando boschi, pascoli e brughiere, costeggiando laghi e ruscelli, permettono agli amanti del trekking a cavallo e della mountain bike, di trascorrere indimenticabili momenti di svago in un armonioso ambiente rupestre.

A Prato Spilla, stazione sciistica del comprensorio, gli impianti a fune consentono, nel periodo invernale di praticare lo sci alpino e nel periodo estivo, facilitano il raggiungimento del crinale per passeggiate, escursioni e trekking.

Nelle trattorie della zona, si ha l’opportunità di degustare il sapore dei prodotti locali, cucinati come richiede la tradizione montanara. I salumi, lavorati artigianalmente, la polenta, la cacciagione, i funghi porcini, i frutti del bosco e del sottobosco soddisferanno sicuramente i palati più esigenti.

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